giovedì, novembre 22, 2007

Ruolo delle risorse energetiche nella storia dei conflitti: il caso della Germania

Post ricevuto da Eugenio Saraceno

Lo sviluppo della Germania è iniziato alla fine del XIX secolo grazie al carbone indigeno finchè quel paese, fino ad allora diviso e subalterno ha ben dimostrato a Sadowa e Sedan che poteva sopravanzare la Francia e l'Austria nella egemonia dell'Europa continentale. In pochi anni si ebbe unità nazionale, sviluppo industriale e l'acquisizione di numerose colonie.

Interessante il confronto con l'Italia che partendo nella stessa epoca da una situazione politica simile non si trova in casa il carbone e se ha uno sviluppo industriale e acquisisce le colonie è grazie all'accordo con l'egemone di allora, l'Impero Britannico che la appoggia politicamente e rifornisce anche di carbone (ma non abbastanza, per non rafforzarla troppo) in funzione antifrancese ed antiaustriaca.
L'ascesa della Germania grazie al carbone locale invece sembra inarrestabile, ai primi del secolo scorso i tedeschi si mettono in testa di varare una flotta da guerra per competere con i britannici e la flotta in un sistema come quello coloniale significa predominio.Ma i britannici reagiscono ammodernando, su intuizione di Churchill che al tempo si occupava della marina militare, la propria flotta con motori mossi da derivati petroliferi.
Appare inoltre una nuova arma strategica, l'aviazione che abbisogna di petrolio. Da quel momento per la Germania è una corsa contro il tempo per non perdere terreno, la prima tappa è la I guerra mondiale in cui si dimostra con la distruzione della flotta tedesca a carbone, da parte di quella britannica a petrolio, che chi non ha il controllo del petrolio perde, la II è il tentativo dei tedeschi di entrare in possesso di petrolio e di non perdere addirittura terreno anche nella produzionedi carbone. La Germania nazista infatti ha il suo picco della produzione di carbone nel 1940 e non ha accesso al petrolio; non a caso nel 1938 si annette i Sudeti e la Boemia regioni ricche di carbone, poi si accorda con i sovietici e tra i termini dell'accordo oltre alla spartizione della Polonia (la parte ovest ricca di carbone se la prende il Reich) vi sono interessanti scambi armi e tecnologia tedesca contro petrolio sovietico.
E' noto anche che la Germania aveva promesso all'Italia (affamata di energia ma sprovvista come sappiamo) che se fosse entrata in guerra non cedendo al ricatto inglese (stop a forniture dicarbone se Mussolini non rompeva i trattati con Hitler) avrebbe ricevuto carbone dalla Germania e petrolio dai sovietici in virtù degli accordi Molotov-Ribbentrop. Hitler si assicura anche il resto del carbone europeo invadendo il Belgio e l'Alsazia.
Dilagando nei Balcani si noti che l'attenzione principale fu verso la Romania (all'epoca il maggiore produttore europeo di petrolio dopo la Russia) e la Jugoslavia ricca di minerali. Risolto il problema del carbone Hitler sa che non potrà vincere la guerra a lungo termine contro gli alleati, i quali hanno disponibilità di petrolio ben maggiori del Reich che possiede solo i campi rumeni e le forniture sovietiche, limitate e sottoposte alla buona volontà di questi ultimi, così matura il progetto di invasione dell'URSS che punta decisamente al Caucaso ricco di greggio, mentre laguerra in Africa, può essere vista come il tentativo di raggiungere da sud il Medio Oriente e i suoi campi petroliferi che rifornivano l'Impero Britannico.
Una manovra a tenaglia per cui le due spedizioni dovevano ricongiungersi ai piedi del Caucaso dopo aver preso il controllo di tutte le fonti energetiche dell'area. Per questo Stalingrado ed El Alamein segnarono la fine del sogno di egemonia dell'asse. Da allora per l'Asse il petrolio non fu più sufficiente, si dovette produrre l'antieconomica benzina dal carbone e i nazifascisti persero la superiorità bellica, in particolare quella aerea (l'arma più energivora) visto che gli alleati avevano di che alimentare le proprie macchine da guerra con il petrolio russo, americano e mediorientale a basso costo.

Sull'altro emisfero obbiettivo principale del Giappone erano i giacimenti indonesiani che permettevano di non sottostare al ricatto delle esportazioni di petrolio americano.

Non avrebbe potuto Hitler importare carbone? Una volta che la Germania avesse raggiunto il picco produttivo non avrebbe potuto farlo se non da uno dei suoi competitori esponendosi ai loro ricatti: Britannici, Russi, Americani. Dagli stessi avrebbe dovuto importare petrolio.

La compravendita di risorse strategiche non è come andare dal droghiere, se qualcuno ti vende petrolio ci sono tre possibilità:

1) è obbligato perchè è sotto il tuo controllo o di un tuo alleato

2) non gli puoi nuocere perchè ti controlla militarmente o può farlo agevolmente (minaccia)

3) sei un possibile competitore ma la fornitura avviene ugualmente a patto che si danneggi un terzo soggetto che sia un competitore ancora più temibile.

Se avesse ceduto a questo ricatto la Germania avrebbe perso qualsiasi speranza di egemonia, poi infatti l'ha persa. Hitler e i suoi erano crudeli e cinici, pazzi se si vuole, ma non dementi.

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4 commenti:

Maurizio Morabito ha detto...

Una bella analisi, anche se naturalmente i conflitti hanno piu' di una dimensione.

Per uno sguardo ai retroscena, e ai perche' della volonta' egemonica prussiana e poi tedesca (in competizione con quella inglese, francese, russa e poi americana) c'e' un recentissimo articolo di R.J.W. Evans:

"Mighty Prussia: Rise and Fall", New York Review of Books, Volume 54, Number 14 · September 27, 2007

http://www.nybooks.com/articles/20606

(a pagamento; ma dovrebbe uscire a breve in italia e in italiano sulla Rivista dei Libri
http://www.larivistadeilibri.it/ )

Anonimo ha detto...

Ci sono dei numeri, sulla produzione di carburante dal petrolio, in Germania ? E interessante, anche per valutare le realizzazioni attuali.
Cataldo

eugenio ha detto...

Secondo Daniel Yergin nel suo libro The Prize del '91, sulla storia dell'industria petrolifera la produzione di carburanti sintetici da parte del coglomerato chimico IG Farben, che si avvaleva anche di lavoro forzato da parte di internati nei lager nazisti raggiunse verso la fine del conflitto i 120-130 mila barili al giorno.
I processi coal to liquids generano prodotti in tutto equivalenti a quelli petroliferi, per cui supponendo una densità analoga potrei calcolare dal volume in barili che annualmente si trattasse di 6,7 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio o giù di lì. Una cifra ridicola oggi, ma rispettabile per l'epoca, si pensi che prima della guerra l'Italia consumava meno di 2 MTep di prodotti petroliferi principalmente raffinati localmente da greggio importato (americano e russo).
Naturalmente il carburante sintetico ha un costo superiore del corrispondente derivato petrolifero, è una questione di eroei, il carbone ha 0,8 atomi di idrogeno per ogni atomo di carbonio, quindi per liquefarlo va massivamente idrogenato con l'uso di catalizzatori e complessi ed energivori processi chimici.
La lezione della sconfitta nazista dovrebbe insegnare qualcosa a chi ipotizza che tali carburanti possano rimpiazzare il petrolio e perchè per gli USA il controllo del medio oriente, dove si trova l'ultimo petrolio leggero ed a basso costo del pianeta, è così strategico benchè abbiano nel sottosuolo nordamericano riserve di carbone tanto ingenti da poter teoricamente produrre da esso carburanti liquidi a sufficienza.
Qualche dettaglio in più in:

http://www.thefreelibrary.com/The+crimes+of+I.G.+Farben:+during+WWII,+I.G.+Farben,+a...-a0155664513


Saluti
Eugenio

Anonimo ha detto...

GRAZIE
Cataldo