martedì, dicembre 02, 2008

Della privatizzazione del pubblico e della statalizzazione del privato


"Persistenza della memoria" - Salvador Dalì, 1931
(New York, Museum of Modern Art )


Nel giro di pochi mesi siamo diventati spettatori (e attori) di eventi molto particolari, che segnano il passo degli importantissimi cambiamenti che stiamo vivendo e ancora vivremo.
Chi avrebbe mai immaginato che i liberissimi liberisti USA sarebbero sprofondati in una crisi economica e finanziaria, tale da rendere necessari interventi statali per soccorrere i colossi del credito? Noi peakoilers qualche sospetto ce l'avevamo, comunque la cosa è sorprendente in sè e non soltanto per l'accuratezza della previsione.

Il nostro ministro Brunetta sta facendo un grosso lavoro per stanare i cosidetti "fannulloni" statali, assenteisti e personaggi simili; qualche risultato pare che lo stia ottenendo. E' pur vero che in ogni azione coercitiva e di controllo si possono generare effetti collaterali, specie se non si pondera bene la cosa e non la si dosa in modo equilibrato: demotivazione di persone valide, "ripicche" di fannulloni nati che si sforzano di fare ancora peggio, ulteriori divisioni eccetera. Ma è altrettanto vero che ci sono situazioni completamente fuori da ogni regola di buon senso.
Queste evoluzioni possono essere lette in chiave energetica. Il peak oil sta creando notevoli difficoltà a imprese sia industriali che finanziarie, specialmente multinazionali. PIL bassissimi o negativi, riduzione di trasporti e consumi comportano necessariamente difficoltà nei bilanci, pesanti ristrutturazioni e fallimenti. Per evitare tracolli ecco che gli Stati decidono di "salvare" questi giganti dai piedi di argilla.

Ma anche le strutture statali, che fino a poco tempo fa erano il simbolo della stabilità e dell'immobilismo, cominciano a vacillare. L'ipertrofia, che nel privato si manifesta come sovraproduzione, nel pubblico è legata a una sovrabbondanza di servizi, fino al punto di arrivare all'inutilità e ai doppioni. Corsi universitari che nascono come funghi (con magari 1 solo studente iscritto...), comunità montane dai ruoli controversi, pubblico registro automobilistico con una "copia" di se stesso...

Se c'è una cosa che forse possiamo imparare da tutto questo è che non esiste una bacchetta magica, con buona pace per i tifosi del "capitalismo" e per quelli dello "statalismo". Il futuro si sta prospettando come un mix in cui le imprese dovranno sempre più essere orientate dagli Stati, e gli Stati dovranno arrivare ad essere efficienti prendendo esempio dalle aziende. Dobbiamo cercare una convergenza, non uno sterile muro contro muro.

Il tempo fluisce e ci dà la possibilità di cambiare. Se non assecondiamo questo, per lui poco conta, si occuperà personalmente dei cambiamenti, nostro malgrado.

11 commenti:

Anonimo ha detto...

Francesco, medico 33 anni ;.
....Sostanzialmente d'accordo ; ad esempio i laureati in medicina in Italia sarebbero sufficienti al SSN per i prossimi 30 anni, quindi andrebbero chiuse malmeno metà delle attuali facoltà universitarie con parziale recupero delle risorse emerse a vantaggio delle sedi più grandi e meglio attrezzate per produrre ricerca di qualità.

Anonimo ha detto...

Io non credo che sia così semplice come dice francesco.Negare l'iscrizione ad una facoltà,per quanto inflazionata, non lo trovo giusto. Limitarle con concorsi può essere controproducente (sopratutto con la gestione all'italiana dei concorsi). Ho avuto la fortuna di seguire un corso in cui eravamo tre studenti, semplicemente perchè la maggior parte degli studenti preferisce inserire nel piano di studi esami più semplici e che possano aumentare il punteggio medio.
Mimmo.

Idee a confronto ha detto...

Buongiorno. Insieme ad alcuni amici, appassionati
di temi politici, economici e sociali, stiamo costruendo uno
spazio web, intitolato "Idee a confronto", nel quale vorremmo
discutere, in maniera pacata e serena, tutta una serie di
argomenti, per comprendere meglio quello che definiamo il
nostro spazio-tempo.

Siamo convinti che ascoltare pareri, sia utile e
costruttivo ed inoltre permetta ad ognuno di noi, di chiarire
e maturare le proprie idee, evitando il qualunquismo, dilagante
negli ultimi tempi. Lo facciamo per noi stessi e per tutti
quelli che ritengono l'approfondimento e il dibattito,
fonti rinnovabili di crescita personale e sociale.

Ci farebbe molto piacere ascoltare il vostro
punto di vista sulle tematiche via via proposte e
pubblicarlo, con il vostro consenso, sul nostro sito.

A fine articolo, inseriremo
una brevissima presentazione (2-3 righe al massimo) e il link
dell'autore per dare la possibilità ai nostri visitatori di
conoscere meglio la fonte e visitarne per intero il sito web.

Pertanto, se lo gradite, attendiamo con interesse il vostro
contributo sul primo approfondimento lanciato, riguardante
il tema delle liberalizzazioni:
"NEL SETTORE DEI TRASPORTI A CHE PUNTO SIAMO?"

Nella speranza di riuscire a coinvolgervi nella nostra iniziativa,
e proponendovi comunque uno scambio link con il nostro sito,
vi salutiamo e vi auguriamo un buon proseguimento nei vostri lavori.

Saluti
Lo staff di:

www.ideeaconfronto.altervista.org
infopuntidivista@gmail.com

Nota.
Precisiamo che l'idea è del tutto sgombra da finalità politiche o di reclutamento.

Anonimo ha detto...

Parzialmente d'accordo.
mi rifiuto di credere che il problema dell'Italia siano i bidelli, quando si regalano centinaia di miliardi di euro a privati come Fiat, Alitalia, inceneritoriSPA, TAV-Montezemolo, Cemento-Impregilo, si tagliano i fondi per l'efficienza energetica (fregando le 100.000 richieste di 55% del 2008), si sabotano le energie rinnovabili.
E' come se un lebbroso si preoccupasse di un brufolo sul naso. Soprattutto se i dati del ministero dell'istruzione erano palesemente sbagliati. Senza pudore.
JAS

Anonimo ha detto...

Scagliarsi contro i corsi universitari minuscoli mi va bene, ci deve essere una taglia minima che li renda sensati.

Ma ricordiamo bene che in una stanza occupata da 200 o 300 studenti NESSUNO IMPARA NIENTE. Esperienza personale. In contesti del genere, ci si trova ad essere autodidatti. I corsi in cui ho imparato a fare qualcosa erano popolati da non più di venti persone.

Ci deve essere una taglia ottimale per i corsi universitari, e questa taglia non ha le dimensioni di una sala di cinema.

fausto

Anonimo ha detto...

Il crollo attuale del petrolio non era affatto previsto da Aspo. Una correzione, ma non un crollo storico di questo tipo.

Anonimo ha detto...

Gli Stati dovrebbero prendere come esempio di efficienza quella delle aziende?
So bene come intendano l'efficienza le aziende e la mia(grande società multinazionale) che è privata, la coniuga con esuberi(molto prima di questa recessione) e organizzazione del lavoro pessima.
Ma chi pensa ancora che l'efficienza sia una prerogativa dei privati?
Provare per ricredersi...

Paolo B.

Ugo Bardi ha detto...

Caro Anonimo, prima di sparare sentenze su quello che ASPO aveva previsto o no, leggi quello che scrivevo sul blog di ASPO a Febbraio, dove intitolavo il mio post "IL CROLLO DEL PREZZO DEL PETROLIO":

"In sostanza, il picco del petrolio potrebbe manifestarsi in corrispondenza di una riduzione dei prezzi, forse addirittura di un crollo. A questo punto, la produzione dovrebbe calare per cercare di tenere i prezzi a un livello sufficiente per mantenere un profitto. Il calo della produzione mondiale è esattamente quello che ci aspettiamo secondo il modello di Hubbert. Solo a questo punto, vedremo ridursi i consumi di carburante anche se, forse, non costerà più di quello che costa ora. Il prezzo più alto, come sempre, è quello che non ti puoi permettere di pagare."

Allora, cerca di connettere il cervello alla tastiera prima di mandare commenti.

Anonimo ha detto...

Se la produzione di petrolio cala, perchè calano i consumi, è la semplice legge economica di D e O.
Il famoso picco petrolifero può essere dichiarato se, all'aumentare della domanda, l'offerta non tornasse più ai livelli precedenti, neanche se con prezzi di 160$.
Ridursi i consumi di carburante perchè cala la produzione? Si potrebbe sostenere con przzi alti del barile, come abbiamo verificato, non con prezzi bassi e stabili.

Frank Galvagno ha detto...

Concordo con Paolo B. sul fatto che ci sono non poche realtà private con sacche di inefficienza da surclassare ministeri :-)

Comunque, per la legge dei grandi numeri, più la realtà (pubblica o privata che sia) è grande più crescono i circuiti organizzativi ad alta dissipazione

Per l'ultimo anonimo: Ugo Bardi aveva previsto non solo il crollo dei prezzi, ma anche l'ordine di grandezza del minimo. La cosa può essere più o meno fortuita (come ogni previsione), ma resta un fatto.
Curiosamente, la stessa cosa era stata prevista dall'AD di ENI.

Scrivi: "Il famoso picco petrolifero può essere dichiarato se, all'aumentare della domanda, l'offerta non tornasse più ai livelli precedenti, neanche se con prezzi di 160$."

In effetti, è quello che è successo.

Anonimo ha detto...

Frank: "Comunque, per la legge dei grandi numeri, più la realtà (pubblica o privata che sia) è grande più crescono i circuiti organizzativi ad alta dissipazione"

Vallo a spiegare a chi continua ad accorpare ospedali, scuole, enti vari, intere nazioni... :(