martedì, maggio 29, 2012

Lo Shale Gas visto dalla Russia


Da Club Orlov. Traduzione di Massimiliano Rupalti



La storia ufficiale dello shale gas (gas di scisti) è più o meno questa: i recenti progressi tecnologici delle compagnie energetiche americane hanno reso possibile mettere in produzione un abbondante, ma precedentemente inaccessibile, fonte di gas naturale pulito e amico dell'ambiente. 


Questo ha fatto diventare gli Stati Uniti leader mondiale della produzione di gas naturale, superando la Russia e preparandosi per mettere fine al monopolio russo del gas in Europa.
 

Inoltre, questo nuovo shale gas viene trovato in molte parti del mondo e favorirà, a tempo debito, la maggior parte dei paesi del mondo nel raggiungere l'indipendenza dai tradizionali produttori di gas. Di conseguenza, la capacità di quei paesi con grandi riserve di gas naturale – Russia ed Iran – di controllare il mercato del gas naturale si ridurrà, insieme alla loro influenza geopolitica.
Se fosse così, ci dovremmo aspettare che il Cremlino e la Gazprom se la stiano facendo sotto. Ma è così? Ecco ciò che ha detto recentemente il presidente della Gazprom, Alaxei Miller, alla Süddeutsche Zeitung: “Lo shale gas è una campagna globale di pubbliche relazioni ben organizzata. Ce ne sono molte: il raffreddamento globale e i biocarburanti”. 

Egli evidenzia che la tecnologia per produrre gas dagli scisti è vecchia di molti decenni e suggerisce che gli Stati Uniti vi si sono rivolti per disperazione. La scarta inoltre come possibile alternativa energetica per l'Europa. 

E' solo l'altra faccia della propaganda oppure Miller non fa altro che dichiarare l'ovvio? Esploriamolo. Baserò la mia esplorazione sulle fonti russe, il che spiega perché tutti in numeri siano nell'unità metrica (se volete convertire; 1 m3 = 35 piedi cubici, 1 km2 = 0.38 miglia quadrate, 1 tonnellata = 1.1 tonnellate corte).

Il bacino di gas di scisti meglio sviluppato è Barnett, in Texas, responsabile ad oggi del 70% di gas di scisti prodotti. Per “sviluppato” intendo dire trivellato, trivellato e trivellato, poi trivellato ancora un po': solo nel 2006, sono stati trivellati tanti pozzi nello scisto di Barnett quanti che ne sono attualmente in produzione in tutta la Russia. 


Questo a causa del fatto che i rendimenti medi dei pozzi di Barnett sono di soli 6,35 milioni di m3 di gas  in tutta la loro vita produttiva, il che corrisponde al rendimento medio mensile di un pozzo russo che produce per un periodo di oltre 15-20 anni. Il che significa che il rendimento di un pozzo di gas di scisti è almeno di 200 volte. Questa febbrile attività una volta che un pozzo è stato perforato, in modo da continuare a raccogliere anche quelle magre quantità, i pozzi devono essere regolarmente sottoposti alla fratturazione idraulica o “fracking”. 

Ogni 1.000 m3 di  gas, servono 100 kg di sabbia e 2 tonnellate di acqua che, insieme ad un cocktail chimico brevettato, vengono pompati nel pozzo ad alta pressione. Metà dell'acqua torna indietro e deve essere trattata per rimuovere le sostanze chimiche. Il fabbisogno annuale per il bacino di Barnett si aggira attorno ai 7,1 milioni di tonnellate di sabbia e 47,2 milioni di tonnellate di acqua, ma il loro numero è probabilmente minore, poiché molti pozzi rimangono a lungo inattivi.

Nonostante la frenetica attività di perforazione e di fratturazione, questa non è che una piccola cosa per gli standard russi. Le riserve provate russe ammontano a 43,3 trilioni di  m3, che sono circa un terzo del totale mondiale. All'attuale tasso di consumo, sono in grado di durare ancora 72 anni. 


La produzione del gas russo è vincolata dalla domanda, non dall'offerta; ora si trova in flessione semplicemente perché l'Eurozona è nel bel mezzo di una crisi economica. Nel frattempo, la produzione degli Stati Uniti è anticipatamente aumentata, per ragioni non adeguatamente esplorate, abbattendo il prezzo e rendendo gran parte di tutto ciò infruttuoso. 

Facciamo un paragone: il prezzo della Gazprom alla bocca del pozzo va da 3 a 50$ americani per ogni 1.000 m3, a seconda della regione. Confrontatelo con quello del gas di scisti americano, che va da 80 a 320$ americani per 1.000 m3. Inoltre, il volume complessivo di gas di scisti che è stato prodotto negli Stati Uniti, considerato anche il febbrile tasso di perforazioni dei due anni passati, se ripulito, liquefatto e spedito in Europa con metaniere, non sarebbe abbastanza nemmeno a riempire il terminal navale di  Gdańsk, in Polonia, che attualmente è inattivo. Sembra proprio che Gazprom non abbia molto di cui preoccuparsi.

Gli Stati Uniti, d'altra parte, hanno molto di cui preoccuparsi. Si è fatto già un gran parlare dell'inquinamento dell'acqua di falda ed altre forme di distruzione ambientale che accompagnano la produzione di gas di scisti, quindi non me ne occuperò qui (c'è un bel documentario di Josh Fox del 2010, Gasland, su questo argomento, ndT.). Piuttosto, mi concentrerò su due aspetti che sono altrettanto importanti ma che hanno raramente ricevuto una qualche attenzione.

Per prima cosa, cos'è il gas di scisti? Fate questa domanda e vi risponderanno. “Stai zitto, è metano”. Ma lo è realmente? La composizione del gas di scisti è una sorta di segreto di Stato negli Stati Uniti, ma le informazioni circa il gas prodotto dai nove progetti pilota polacchi che sono trapelate non sono buone: il gas di scisti polacco è risultato avere concentrazioni di azoto così alte che non brucia nemmeno. 

Esiste una tecnologia per ripulire un gas che ha, diciamo, un 6% di azoto, ma il gas polacco è vicino al 50% di azoto e, dati gli alti costi di produzione, i bassi rendimenti, il rapido esaurimento e la bassa pressione alla bocca del pozzo, ripulirlo e portarlo alle specifiche giuste (che sono del 1% di azoto) risulterebbe essere probabilmente uno spreco netto di energia. 

Anche se il contenuto di azoto del gas di scisti fosse abbastanza basso da permetterne la combustione, i problemi non finiscono qui. Potrebbe contenere anche idrogeno solforato, che è tossico e corrosivo e deve essere rimosso prima che il gas venga immagazzinato o immesso in una linea di distribuzione. 

Probabilmente contiene toluene ed altri solventi organici – ingredienti del cocktail del fracking – che sono cancerogeni. Infine, potrebbe essere radioattivo. Tutte le argille sono leggermente radioattive e il gas di scisti è una specie di argilla trattata col calore. Mentre lo scisto di Barnett non è particolarmente radioattivo, lo scisto di Marcellus, che è stato recentemente il centro di un'attività frenetica di perforazione, lo è. 

Grazie al gas di scisti del Marcellus, il gas radon radioattivo vi viene consegnato direttamente nella vostra cucina, attraverso i fornelli del vostro piano cottura, o ad una ciminiera di un impianto produttivo che si trova sopravento rispetto a voi. Ciò dovrebbe comportare un aumento dei tassi di cancro nei prossimi anni.

Secondo, per quale motivo il gas di scisti viene prodotto? I prezzi del gas naturale sono precipitati  e si trovano attualmente attorno ai 2 dollari per 1.000 piedi cubici. Questo equivale a circa 70 dollari ogni 1.000 m3. Se la produzione di gas di scisti costa dagli 80 ai 320 dollari per 1.000 m3, non è chiaro come ci si possa fare dei soldi.

Ma forse farci dei soldi non è il punto. E se il gas di scisti fosse solo una campagna di pubbliche relazioni (con orrendi effetti collaterali ambientali)? Tornando a quello che dice Alexei Miller, che succede se il punto di tutta la faccenda fosse di aumentare la capitalizzazione delle esplorazioni del gas di scisti e della ditte produttrici? 


L'azienda numero uno nel gas di scisti è la Chesapeake Energy, la proprietaria del bacino di Barnett ed una delle attrici principali di quello di Marcellus. Quest'azienda ha quasi fatto bancarotta nel 2009, ma poi è riuscita a ritrovare il suo modo di tornare alla redditività nel 2010 e 2011 perforando, perforando, perforando e perforando ancora un po'. Il sessanta per cento dei loro ricavi proviene dalle attività di perforazione. 

Ed ora c'è uno scandalo che coinvolge il (ex?) presidente di Chesapeake Energy, Aubrey K. McClendon, che apparentemente si aggiudicato una quota in ogni pozzo che la sua compagnia ha perforato, le ha usate come garanzia per prestiti di miliardi e usato i prestiti per scommettere che i prezzi del gas naturale sarebbero cresciuti (non lo hanno fatto). Nel frattempo, il numero di piattaforme di perforazione e sceso a quello di dieci anni prima. Dato che i pozzi del gas di scisti si esauriscono molto rapidamente, sembra che il boom del gas di scisti sia finito. 

Ma ora che è finito, cos'era, esattamente? Sembra che ci sia stata una bolla simile a quella della rete: le aziende senza nessun modo concepibile di ottenere un profitto che usano una campagna pubblicitaria per attrarre investimenti e portare le proprie quotazioni verso l'alto. Dal 2008, diversi tipi di manipolazioni del mercato basati sulla pubblicità sono diventati i prodotti principali della vita economica degli Stati Uniti e quindi questo non è niente di nuovo  o di diverso.

Una domanda interessante è: quale sarà la prossima bolla che gli Stati Uniti tenteranno di gonfiare, sempre che ci ne sia un'altra? C'è la IPO (Offerta Pubblica Iniziale) su Facebook in arrivo. Facebook è un ridicolo spreco di tempo e, come tale, sembra essere sopravvalutato. Tenteremo di gonfiare una nuova bolla informatica? Un altro giro di mutui subprime non sembra essere in atto. Cosa deve fare un galoppino delle bolle? Se non ci sono più bolle da gonfiare, si fa ritorno a stampare semplicemente moneta.

Così, tutta questa cosa del gas di scisti non ha funzionato per come è stata pianificata, lo ha fatto? Ma avrebbe potuto farlo? Avrebbe potuto rivelarsi molto meglio ad ogni modo? Avrebbe potuto spostare l'influenza geopolitica dalla Russia e dall'Iran di nuovo verso gli Stati uniti? Ahimè, no.

Vedete, non c'è niente di simile ad un mercato globale del gas naturale. Si, ci sono alcune metaniere in navigazione, ma è più che altro un commercio di area. C'è un mercato nord americano chiuso, uno europeo ed un altro nella regione asiatica del pacifico. 

Questi mercati non interagiscono. Il mercato nord americano e quello europeo potrebbero avere un solo produttore in comune:il Qatar. Il Qatar una volta voleva esportare gas naturale liquefatto negli Stati Uniti, ma poi hanno deciso di esportarlo in Europa al suo posto, provocando meno di una perdita, perché i prezzi del gas europeo sono sostanzialmente più alti. 

La ragione per cui il Qatar scarica il gas naturale in Europa è perché ha gas da scaricare: il suo giacimento di gas del nord è un giacimento molto “bagnato”, con una percentuale sostanziale di condensato di gas naturale. La quota OPEC del Qatar è di 36-37 milioni di tonnellate di petrolio all'anno, ma il condensato di gas naturale non è considerato essere petrolio e non è vincolato da quote OPEC. 

Lo sfruttamento della lacuna del condensato permette al Qatar di esportare 67,5 milioni di tonnellate: il 77% oltre la propria quota. Il gas naturale liquefatto è solo una produzione concomitante e il Qatar può permettersi di esportare gas naturale liquefatto in Europa in perdita. Ciò è solo una succosa curiosità, ma in realtà una sorta di nota a piè di pagina, un'eccezione che conferma la regola: non c'è alcun mercato globale del gas.

C'è ancora, tuttavia, una disinformazione americana globale e un mercato condizionato da campagne pubblicitarie, anche se pure questo sta cambiando. La visione dalla Russia è che è molto chiaro di cosa si è trattato: propaganda americana e buffonate finanziarie. Non c'è niente da vedere, gente, circolare.


6 commenti:

Leo ha detto...

Mi meraviglio molto che nello studio non vi sia almeno un accenno alle "ingenti riserve" di gas "scoperte" in Italia dal Ministro Passera

Antonio ha detto...

mi sa tanto di invidia russa...

Giorgio Witt ha detto...

Sono grato a Rupalti per la sua opera di traduzione di articoli così interessanti

Giorgio Witt ha detto...

Sono grato a Rupalti per la sua opera di traduzione di articoli così interessanti

Sveta Malevsky ha detto...

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Salve,
Sono finito sul tuo sito e lo ho trovato molto interessante.
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La prego di farmi sapere se è interessato.
Cordiali saluti, Sveta

mago ha detto...

ho fatto la pulizia della caldaia a gas proprio ieri e abbiamo avuto la triste sorpresa che i residui della combustione a parità di consumi sono decuplicati. Anche il tecnico ha ammesso che il metano non è più puro come qualche anno fa, un pò come il crude light, che è in esaurimento. Chissà che robaccia ci faranno bruciare in futuro e pensare che il motto era: il metano ti dà una mano: