giovedì, maggio 17, 2012

Scarsità dei metalli: domani il “picco di tutto”


Da Oil Man. Traduzione di Massimiliano Rupalti

Ringrazio la redazione di Science & Vie che questo mese mi propone un'inchiesta su un tema essenziale, sul quale non riuscivo a trovare il tempo che mi serviva per occuparmene: il declino delle riserve mondiali di metalli (preziosi e no). Quindi sì, il petrolio non è la sola materia prima che minaccia il desiderio irrefrenabile della società dei consumi.

Il rame, lo zinco, l'oro e l'uranio figurano fra i principali metalli le cui riserve mondiali sembrano in via di esaurimento.

 Una miniera di rame moderna, in Australia. Fra i grandi giacimenti esauriti, Science & Vie fa l'esempio della “favolosa” miniera svedese di Stora Kopparberg, "che forniva tutte l'Europa del XVI e del XVII secolo", chiusa nel 1992. DR.




Il problema è simile a quello del picco del petrolio. Anzi, peggio, ci sono tutte le possibilità che prima o poi si intreccino in un circolo vizioso vertiginoso ed inestricabile. Philippe Bihouix e Benoît de Guillebon, autori di riferimento su questo tema (Quale futuro per i metalli, EDP Sciences, 2010, 39 €), spiegano:

Nel corso della storia, l'uomo ha avuto la tendenza ad estrarre all'inizio i minerali più concentrati (si è visto come i nostri antenati hanno cominciato sfruttando gli elementi nativi, cioè quelli con concentrazioni del 100%...) Con il venir meno di grandi scoperte geologiche la tendenza è quindi quella di  una riduzione della concentrazione media del minerale.  A titolo di esempio, la concentrazione media dei minerali di rame estratti è così passata dal 1,8% (55 tonnellate di minerale per ogni tonnellata di metallo) negli anni 30 allo 0,8% di oggi (125 tonnellate di minerale per ogni tonnellata di metallo). La concentrazione nelle miniere d'oro in Australia e Sud Africa, due dei principali paesi produttori, è passata da più di 20 grammi a tonnellata a meno di 5 grammi nel giro di un secolo. (...)

Per gran parte degli elementi, le riserve si assestano fra i 30 ed i 60 anni. (...)
I problemi sopraggiungono prima del numero teorico di anni delle riserve, poiché tutte le risorse finite passano per un picco di produzione: è il caso del petrolio. (…) L'oro ha già superato il suo picco di produzione mondiale, ma è passato inosservato a causa del suo ruolo molto specifico. (…)
Gli investimenti [nello sfruttamento delle miniere] sono passati da 2 a 10 miliardi di dollari fra il 2002 e il 2007! Tuttavia, questi sforzi non hanno portato alla scoperta di nuovi giacimenti.

In cosa il picco del petrolio e quello dei metalli sono legati?
Molto semplicemente perché per scavare delle miniere serve energia. Molta energia. Oggi, dal 8 al 10% dell'energia primaria è destinata a estrarre e raffinare le risorse metalliche, in particolare per acciaio ed allumino, indicano Philippe Bihouix e Benoît de Guillebon, entrambi ex studenti della Scuola Centrale.
Avrete già capito la leggera preoccupazione: poiché i minerali sono sempre meno concentrati, si dovrà usare sempre più energia per estrarlo, mentre le estrazioni della fonte principale di energia sembrano esse stesse in declino...
Naturalmente, a differenza del petrolio, i metalli possono essere riciclati, Ma Bihouix e de Guillebon sottolineano che le soluzioni sono spesso limitate, in particolare, ancora una volta, a causa del loro costo energetico.
Le energie rinnovabili, in particolare solare ed eolica, sono molto dipendenti da metalli rari, l'accesso ai quali potrebbe diventare sempre più incerto, tanto più se queste forme di energia devono essere sviluppate in modo massiccio. Esempio: il disprosio e il neodimio, due terre rare prodotte quasi esclusivamente in Cina, che ha i giacimenti e che ha già fatto sapere che i suoi giacimenti attuali sono in declino. Una automobile ibrida contiene un chilogrammo di neodimio, una turbina eolica quasi una tonnellata! Science & Vie cita uno studio del MIT secondo il quale si dovrebbe moltiplicare per 26 da qui al 2035 l'estrazione di disprosio (dal greco dysprositos, che significa “difficile da ottenere”) per fare fronte ai problemi del cambiamento climatico...
Per il nucleare,  Science & Vie nota che nel 2035, il fabbisogno di uranio dovrà soddisfare le centomila tonnellate all'anno, “il doppio di ciò che le miniere di uranio hanno fornito nel 2010”, sapendo che “nessuna scoperta recente e significativa è avvenuta oltre all'estensione dei giacimenti già conosciuti”, secondo Marc Delpech, del Commissariato per  l'energia atomica.
Bihouix e de Guillebon, gli autori di Quale futuro per i metalli, affermano:

“Puntando sul “tutto tecnologico” nell'ottimizzazione dei nostri consumi energetici e la lotta contro i cambiamenti climatici, ricorriamo in misura maggiore a materie prime rare che non sappiamo (sapremo) riciclare e quindi l'esaurimento potrebbe diventare in sé un problema energetico”.
Philippe Bihouix e Benoît de Guillebon ricordano come, grazie alla sua ordinanza del 1669, Colbert ha salvato le foreste francesi minacciate dai bisogni crescenti dell'industria della costruzione navale:
“Così, nel diciassettesimo secolo, quando l'età della terra veniva stimata in meno di 6.000 anni (la storia biblica), la nostra società – certo poco democratica! - è stata lungimirante, con decisioni che andavano oltre il proprio secolo. Noi sappiamo, da poco, che l'età dell'Universo supera i 15 miliardi di anni, ma non siamo in grado di prendere decisioni che vadano oltre qualche anno: si noti il  formidabile regresso intellettuale che c'è stato!”.

C'è di più di una perplessità in questa analisi. Si può percepire una certa rabbia di fronte alle promesse ed agli effetti pubblicitari degli industriali e dei politici nel corso degli ultimi anni:
“No, un veicolo, anche elettrico, non è mai 'pulito'. No, un telefono cellulare non è mai 'ecologico', anche se il suo case è in fibra di bambù! E c'è chi crede che una 'eco-tassa' di qualche euro sui prodotti elettronici compensi i guasti ambientali della loro fabbricazione!
La conclusione lancia un appello per un cambiamento di paradigma:

“Certo, ci si può aspettare ancora molto dai progressi tecnici e dalle innovazioni. Ma per rendere le nostre società realmente durature, comunque dal punto di vista del nostro consumo 'metallico', dovremo seriamente orientarle verso l'economia di risorse a medio termine, piuttosto che verso la ricerca di profitti a breve termine. Siamo ancora lontani”.
In evidenza, Bihouix e de Guillebon hanno messo la seguente citazione, che segna il peccato originale della scienza economica, così com'è sempre praticata ed insegnata oggi:
“Le risorse naturali sono inesauribili, perché se così non fosse non le otterremmo gratuitamente. Non possono essere né moltiplicate né esaurite, esse non sono lo scopo delle scienze economiche”  
- Jean-Baptiste Say, Corso di economia politica pratica, 1815.

5 commenti:

Climber15 ha detto...

Scusate OT: ma è ormai dal post del picco del diesel che il "gadget" di aspo nella mia pagina igoogle non si aggiorna. ho provato a reinstallare tutto ma comunque non funziona.
mi chiedo se dipenda da qualche altro artificio sotto il vostro controlo.
grazie per l'attenzione
Carlo

Antonio ha detto...

evidentemente hanno raggiunto il picco degli aggiornamenti ;)

Paolo ha detto...

Forse ciò che è veramente ecologico sarebbe una popolazione umana enormemente inferiore ai 7 miliardi attuali, visto che qualsiasi tecnologia 'verde' usata o propagandata ha una sua insostenibilità di fondo.
Se è vero, ed è vero, che la produzione dei metalli è legata alla disponibilità di petrolio per l'energia necessaria alla loro estrazione, il discorso vale anche per l'estrazione del carbone, salutato come il combustibile fossile che ci salverà (e che affosserà la nostra specie per i danni ambientali causati).
Altro che 'ritorno del re carbone'...

Paolo ha detto...

Forse ciò che è veramente ecologico sarebbe una popolazione umana enormemente inferiore ai 7 miliardi attuali, visto che qualsiasi tecnologia 'verde' usata o propagandata ha una sua insostenibilità di fondo.
Se è vero, ed è vero, che la produzione dei metalli è legata alla disponibilità di petrolio per l'energia necessaria alla loro estrazione, il discorso vale anche per l'estrazione del carbone, salutato come il combustibile fossile che ci salverà (e che affosserà la nostra specie per i danni ambientali causati).
Altro che 'ritorno del re carbone'...

Calvari Enrico ha detto...

Come tutti i cicli storici, non possiamo continuare a crescere. Probabilmente per motivi naturali la popolazione terra diminuirà. Ma questo non risolverà il problema delle materie prime. Dobbiamo sviluppare il più possibile il modo di riciclare e di cercare di ridurre il profitto momentaneo per il bene collettivo.

Complimenti per l'articolo.