giovedì, luglio 19, 2012

Smentito il Picco del Petrolio? Il Meccanismo della Negazione al Lavoro

Da Cassandra's Legacy. Traduzione di Massimiliano Rupalti

La pubblicazione del rapporto dal titolo Petrolio: la prossima rivoluzione di Leonardo Maugeri è diventata virale ed ha generato un'ondata di risposte tutte incentrate sul teme che “il picco del petrolio è stato smentito”. Potremmo assistere ad una ripetizione della campagna di negazione che, negli anni 90, ha gettato “I Limiti dello Sviluppo” nella pattumiera delle teorie scientifiche sbagliate.
 
Nel 1989, Ronald Bailey ha pubblicato un articolo su “Forbes” nel quale attaccava lo studio del 1972 “I Limiti dello Sviluppo” dicendo che:

“I Limiti dello Sviluppo” hanno previsto che ai tassi di crescita del 1972 il mondo avrebbe terminato l'oro nel 1981, il mercurio nel 1985, lo zinco nel 1990, il petrolio nel 1992 e rame, piombo e gas naturale nel 1993”.
Nessuna simile affermazione era contenuta nel libro dei “Limiti”, tuttavia l'attacco di Bailey ha avuto un incredibile successo. E' diventato virale ed è stato ripetuto in continuazione da gente che non si è mai preoccupata di verificarne il contenuto. Alla fine ha generato la leggenda degli “errori del Club di Roma”, ancora viva e vegeta oggi, che sta alla base della diffusa opinione negativa sullo studio dei “Limiti” (questa storia è descritta qui, così come nel mio libro “I Limiti dello Sviluppo Rivisitati).

La demolizione dei “Limiti” rimane oggi un esempio classico del meccanismo della negazione nella comunicazione scientifica, come descritto, per esempio, da Naomi Oreskes ed Eric Conway in “
Mercanti di Dubbio”. Meccanismi analoghi hanno lavorato contro la scienza del clima, contro gli studi sugli effetti sulla salute del fumo, contro studi sull'inquinamento ed altro. Tuttavia, l'idea che siamo vicini al picco di produzione mondiale del petrolio (Picco del Petrolio) era rimasta finora immune da questo tipo di negazione.

Questo potrebbe cambiare con la pubblicazione del recente studio di Leonardo Maugeri dal titolo “Petrolio: la prossima rivoluzione” che ha generato un vero e proprio tsunami di post ed articoli tutti basati sul concetto che “il Picco del Petrolio è stato smentito”. Potremmo assistere ad un effetto “palla di neve” simile a quello causato dall'articolo del 1989 di Bailey che ha distrutto la credibilità de “I Limiti dello Sviluppo”.

Per chiarire il mio punto di vista, lasciatemi dire che lo studio di Maugeri è serio. Di sicuro, può essere criticato (per esempio
qui, qui  e qui), ma è molto meglio del pezzo di pura calunnia di Bailey o di altri pezzi di propaganda indirizzatei, per esempio, alla scienza del clima. Ma questo ha poco a he vedere col meccanismo della negazione. Il problema è che gran parte della gente – compresi coloro che prendono le decisioni – non hanno tempo, inclinazione e competenza per andare in profondità in problemi come l'esaurimento delle risorse. Così, quando affrontano un problema complesso e ricco di sfumature, tendono a scegliere l'interpretazione che piace loro di più – è chiamato il “pregiudizio di conferma”. Ora, sicuramente le buone notizie sono meglio delle cattive e per molta gente uno studio apparentemente autorevole che dice che non stiamo finendo il petrolio è preferibile ad uno di oscurità e rovina tipico di gran parte degli studi sull'esaurimento.

Il problema è che le tesi di Maugeri sono basate su ben poco: principalmente su una nuova valutazione delle riserve di petrolio che tengono conto delle cosiddette risorse “non convenzionali”. Di recente, la crescita in questo settore è stata rimarchevole, vero, ma tutto ciò che che questa “rivoluzione petrolifera” è riuscita a fare finora è evitare il declino che sarebbe avvenuto se ci fossimo affidati al solo petrolio convenzionale. Tuttavia, il fatto che non abbiamo visto un picco ben definito nella produzione del petrolio mondiale è sufficiente a dare peso all'idea di Maugeri. Paradossalmente, i numerosi tentativi di criticare lo studio potrebbero essere stati controproducenti, dandogli la visibilità che non merita.

Un paio di decenni fa la gente ha cominciato a riferirsi allo studio dei “Limiti dello Sviluppo” come “all'errore del Club di Roma”. Assisteremo al Picco del Petrolio come “all'errore di ASPO”?. E' troppo presto per dirlo, ma possiamo escludere questa possibilità. Specialmente se i prezzi del petrolio dovessero collassare nel prossimo futuro – come hanno fatto nel 2008 – molta gente potrebbe prenderla come una vendetta della tesi di Maugeri. Non importa se il collasso dei prezzi causerà anche un declino della produzione – come lo stesso Maugeri dichiara chiaramente nel suo studio. Molta gente percepisce i problemi col petrolio solo in termini di prezzo, non di produzione. Se vedremo lo sviluppo di questo tipo di eventi, ci vorrà molto tempo e sforzo per porre rimedio alla percezione generale sul Picco del Petrolio, proprio come c'è voluto molto tempo e sforzo per combattere la percezione che lo studio dei “Limiti” fosse “sbagliato”.

D'altra parte, il lavoro di Maugeri potrebbe venire semplicemente dimenticato quando sarà chiaro che la “rivoluzione petrolifera” che ha previsto non sta avvenendo. La comunicazione è un campo in cui la previsione è sempre molto difficile, anche di più che con la produzione di petrolio. La sola cosa che possiamo dire con certezza è che siamo sensibili alla diffusione virale di leggende. E' il modo in cui funziona la nostra mente, non si è evoluta per la pianificazione a lungo termine. 


7 commenti:

Antonello ha detto...

"Paradossalmente, i numerosi tentativi di criticare lo studio potrebbero essere stati controproducenti, dandogli la visibilità che non merita."

Vero, ma allora perché lo avete criticato dandogli visibilità?

Paolo ha detto...

Screditare il picco significa alimentare nel popolo bue la speranza del ritorno alla crescita, tanto sbandierata come antidoto a questa crisi strutturale economica. E tanto utile ai ladroni della finanza che ci stanno scippando di soldi e diritti con la scusa che i sacrifici(per noi mica per loro) serviranno per tornare al benessere economico.
Se la gente sapesse che i suddetti sacrifici non serviranno a nulla, che lo stile di vita cadrà ulteriormente e che chi si avvantaggerà di queste politiche di feroce austerità saranno solo le classi più abbienti, beh, non scommetterei nemmeno un centesimo di quella m...a di moneta chiamata euro sulla tenuta dei governi servili alla finanza. Loro hanno una paura fottuta della rabbia delle folle e delle forze dell'ordine, che a quel punto non sosterrebbero più il sistema di potere, e allora meglio screditare e mistificare la realtà come sempre è successo nella storia. Però oggi esiste internet, dove l'informazione corre istantanea e raggiunge sempre più persone collegate...

Antonio ha detto...

@ Paolo:

lo sai vero che sono disponibili ancora immani quantità di petrolio non convenzionale? lo sai vero che le sole sabbie canadesi hanno una quantità di petrolio pari a quello convenzionale dell'arabia saudita?
certo...il petrolio del futuro avrà un prezzo non inferiore ai 70 dollari al barile, ma il picco tarderà di molto a verificarsi...

mago ha detto...

@ Antonio
vedo che sei sicuro di essere nel gotha dei beneficiari del BAU a qualunque prezzo e a qualunque costo. Ma la teoria di Seneca non ti fa pensare? Mia moglie ha un detto: "A chi se ne accorse regalarono un pane". Io, ieri sera, ho sorpassato 30 Km di camion tra Roncobilaccio e Calenzano. Ma quanto credi di poter andare avanti in questo modo?

Massimiliano Rupalti (Rupo) ha detto...

Scusate, mi permetto di segnalare, a chi non lo avesse capito, il meccanismo per il quale è possibile per gli Stati Uniti attingere alle energie sporche e difficili da recuperare dello shale oil e dei petroli e gas non convenzionali, ecco un articolino che lo spiega, a mio avviso, piuttosto bene.
http://ugobardi.blogspot.it/2012/06/importare-energia-esportare-miseria.html
Riguardo ai danni ambientali pesanti che questo comporta meglio non addentrarsi ora, il ginepraio sarebbe molto, molto fitto.
Il sistema dei combustibili fossili ha i giorni contati, perché la sua resilienza è ormai legata a fili troppo sottili e precari e ad iniquità ormai insopportabili rispetto ai paesi cosiddetti poveri.
Cerchiamo di pensare alla nostra di resilienza, finché possiamo.

Giorgio Ansan ha detto...

Georgescu-Roegen, applicando rigorosamente la termodinamica all'economia, aveva previsto ancor prima dello studio del Club di Roma, l'ineluttabile declino della civiltà industriale a causa dei rendimenti decrescenti dell'energia fossile. Spero di poter esporre il suo pensiero ecologico, inserito per chi ne ha interesse in un ben preciso contesto ecosofico, nel blog che sto cercando di sviluppare nel tempo libero.

Paolo ha detto...

@ Antonio

Non ti rispondo nemmeno, hai bisogno di resettarti il cervello troppo pieno di bufale incrostate...